domenica 14 dicembre 2014

Modi e Modi

Ci sono modi e modi. Ci sono modi e modi di trattare e di essere trattati. Modi di agire e modi di reagire. I modi che ci riservano gli altri sono quelli del loro mondo. I modi che noi riserviamo agli altri in risposta ai loro modi sono quelli del nostro mondo.

martedì 25 novembre 2014

Festival autunnale di poesia a Venezia

Poesia, performances, musica e installazioni. Senza dimenticare la componente di ricerca e quella didattica. Tutto questo è Andata e Ritorno 2.0 – Festival autunnale di poesia orale e musica digitale: appuntamento in programma per il 28 e 29 novembre a Venezia, presso l’incubatore Herion, sull’Isola della Giudecca. A firmare tutto è il collettivo artistico Blare Out in collaborazione con il Ma.c.Lab, Laboratorio di management delle arti e della cultura dell’Università Ca’ Foscari, che, proprio all’Herion, grazie a un’apposita convenzione recentemente stipulata con il Comune di Venezia (e con la Camera di Commercio), sta costruendo un nuovo modello di incubatore, in grado di far convivere un centro di ricerca e avamposto universitario, con il mondo delle piccole e medie realtà imprenditoriali culturali e creative, senza perdere di vista la parte di ricerca e di studio.
Il Festival del 28 e 29 propone due giornate con workshop e alcune delle esperienze più originali della poesia sperimentale italiana ed europea, con laboratori creativi, letture di poesie accompagnate da attività artistiche e performance musicali e digitali. Come ricorda il professor Fabrizio Panozzo, direttore del Laboratorio di management delle Arti e della Cultura del Dipartimento di Management dell’Università Ca’ Foscari, questo nuovo appuntamento all’Herion “vuole anche far riflettere sulle somiglianze tra impresa artistica ed impresa economica, ponendo la contaminazione come chiave di lettura”. Si parte venerdì sera alle 18 e 30 con un workshop – Il ruolo dell’ispirazione artistica per stimolare l’imprenditorialità creativa – in cui Blare Out e il Laboratorio di Management dell’Arte e della Cultura dell’Università Ca’ Foscari dialogheranno con il pubblico presente, prima di lasciare spazio alle 19 alla poesia performativa. Seguiranno buffet, performance, visuals, installazioni e musica anche nella serata di sabato, entrambe ad ingresso gratuito con lista.

domenica 23 novembre 2014

Intolleranze alimentari e cibo troppo elaborato


Le intolleranze alimentari potrebbero essere provocate dal consumo di un cibo troppo elaborato. E’ l’ipotesi di un gruppo di studiosi dell’University of Warwick in seguito a una ricerca diretta dal dottor Rob Lillywhite il quale sostiene che alcuni disturbi alimentari non dipendono da alcune sostanze, bensì da errati metodi di lavorazione dell’industria alimentare. tantasalute.it

lunedì 10 novembre 2014

Museo Dalí Centro Artistico Scultore


Mappa

  • Carrer dels Arcs 5
    08002 Barcelona
  • Telefono 933 181 774
  • daliabarcelona.com
  • Ciro

    La collezione privata delle opere di Dalì

    La collezione privata delle opere del celebre pittore e artista surrealista Salvator Dalì è situata all'interno del Museo del Real Círculo Artístico de Barcelona, nel centro della città catalana. Si tratta di un insieme di 44 sculture e dipinti appartenenti alla collezione Clot, create dal maestro negli anni 70: Sono le uniche statue per le quali Dalì non si avvalse di artigiani.
    L'entrata è a pagamento (8 euro normale, 6 per gli studenti).
    L'edificio in cui si trova l'esposizione è al piano terra del Palazzo Pignatelli. Al piano superiore c'è il Real Círculo Artístico, fondato nel 1881.
     

www.daliabarcelona.com
Calle Arcas, nª 5
93 318 17 74
Barcelona 08002
info@dalibarcelona.com

domenica 26 ottobre 2014

Borghetto degli Artisti a Roma

Roma - "Borghetto degli Artisti"
"Paolo"
"Paolo"
"Paolo"
"Paolo"


"Enza"

Un angolo del "Borghetto degli Artisti" a Roma

Terrazza "Paolo e Chiara"
Un angolo di Paradiso per un soggiorno a Roma a partire da un mese
"Maria"


"Chiara"


Un angolo del "Borghetto degli Artisti"


"Borghetto degli Artisti" a Roma
via Basilio Puoti 73/75
arch.renato.nistico@gmail.it
(+39) 3201133396 (Phone& WhatsApp)

Come raggiungerci

AEREO
Aeroporto di Fiumicino, fermata “Fiumicino”, prendere Treno Aeroporto-Fara Sabina/Orte (ogni 20 min.), scendere alla fermata “Trastevere”, prendere Treno metropolitano FM3 Roma-Viterbo fino alla fermata “MonteMario”, dopo fermata "Gemelli"vicino Università Cattolica.
TRENO
Dalla Stazione Roma Termini prendere la Metropolitana Linea A, scendere alla fermata “Valle Aurelia”, poi prendere Treno metropolitano FM3 Roma-Viterbo fino alla fermata “MonteMario”.
TRASPORTO PUBBLICO
Le seguenti linee di autobus hanno fermate vicino il Borghetto
• n.913 (percorso: dal capolinea "Piazza Agusto Imperatore" (centro storico) alla Stazione Monte Mario: scendere in via Trionfale/angolo via Troya (due fermate prima del capolinea Stazione Monte Mario).
 • n.911 (percorso tra "Mancini" e "Ospedale S. Filippo Neri": scendere alla seconda fermata di via "Cherubini"/angolo via Angiulli
E' inoltre possibile usufruire del Treno metropolitano FM3 Roma-Viterbo fino alla fermata “Gemelli”.
AUTO
Chi proviene da Sud  (Napoli) dopo essersi immesso nel Grande Raccordo Anulare, può prendere:
• L’uscita 1 – Via Aurelia (direzione Piazza Irmerio - Via della Pineta Sacchetti - via Trionfale)
• L’uscita 2 – Via Boccea (direzione Via di Torrevecchia -  Via della Pineta Sacchetti - via Trionfale)
• Chi proviene da Nord (Firenze) può prendere l’uscita 3 Via Cassia (direzione Trionfale).



giovedì 21 agosto 2014

Intervista con Andrei Tretyakov

Il collezionista, l’artista e la curatrice. Intervista con Andrei Tretyakov

Si chiama Andrei Tretyakov ed è fra i più importanti collezionisti al mondo. Ha raggiunto Genova per vedere la mostra di Andrei Molodkin, “Transformer No. M208”, in corso a Palazzo Ducale fino al 24 agosto. È giovane, informale, disinvolto e, soprattutto, entusiasta. La curatrice della mostra, Linda Kaiser, lo ha intervistato per noi.


Andrei Tretyakov, foto Linda Kaiser
Andrei Tretyakov, foto Linda Kaiser
Sei parente del fondatore della celeberrima Tretyakov Gallery di Mosca?
Sì. Anche se, in effetti, mio padre fece ricerche sulle origini della sua famiglia, ma non riuscì a risalire molto indietro, a causa del regime dell’Unione Sovietica.
Tu dove e quando sei nato?
Sono nato nel 1978 in Kazakistan, uno stato transcontinentale tra Europa e Asia, una ex Repubblica dell’Unione Sovietica.
Come e perché hai iniziato a collezionare arte?
Sull’onda di una passione di famiglia. Mio padre è un collezionista di arte antica e io, mentre studiavo Finanza all’università, ho iniziato a interessarmi all’arte. Papà ha sempre comprato quello che gli piaceva, senza seguire una linea precisa. Io vivo a Londra dal 2001 e, da allora, sono stato coinvolto nella comunità artistica. Poi ho incontrato Ilona Orel, la direttrice dell’omonima galleria parigina, che stava facendo un bel lavoro nel far conoscere in Occidente l’arte post-sovietica.
Così hai conosciuto Andrei Molodkin?
Esattamente. Mi innamorai subito delle opere di questo artista. Nel 2009 fondai la sede londinese di Orel Art in Howick Place. La mostra d’inaugurazione, Liquid Modernity, aperta in aprile, fu la prima personale di Molodkin sul suolo britannico. E lui, in quello stesso anno, avrebbe rappresentato la Russia alla 53. Biennale di Venezia. In quel momento pensai davvero a “sperimentare” con l’arte, l’underground, gli artisti russi…
Andrei Molodkin, Transformer No. M208, Salone del Maggior Consiglio
Andrei Molodkin, Transformer No. M208, Salone del Maggior Consiglio
E poi come si sviluppò la tua partecipazione attiva al sistema dell’arte?
In un paio di anni compresi che il mio interesse era rivolto agli artisti che operano in un contesto sociopolitico, come Kendell Geers, Marina Abramovic, David Birkin, Santiago Sierra, Ai Weiwei, oltre naturalmente ad Andrei Molodkin. Decisi allora di fondare a Londra un’organizzazione non profit, a/political, che supporta e promuove gli artisti che lavorano in questo settore.
Già il nome scelto, a/political, è particolarmente simbolico.
Sì, perché scritto così, con lo slash che separa la “a” dall’altra parola, ha un doppio significato: indica una dualità, quella stessa che si ritrova nell’utopia e nella distopia. Ci si sente nella politica (a political) ma, allo stesso tempo, non direttamente coinvolti (apolitical).
Qual è il programma di a/political?
Non abbiamo agende particolari, ma lavoriamo contemporaneamente con molti artisti – di recente, ad esempio, Peter Kennard –, che scelgo insieme ai progetti pilota da seguire, come la Société Réaliste, un collettivo franco-ungherese con base a Parigi.
La tua collezione rispecchia quest’ottica?
Indubbiamente. Io cerco artisti che – non necessariamente attivisti – abbiano qualcosa da dire, come quelli che prendono parte all’iniziativa Artraker: Awarding Creativity in Art & Conflict,che premia chi s’impegna e risponde alla guerra per mezzo dell’arte. La collezione di circa 200 opere, che nel frattempo ho costruito, parte dagli inizi del XX secolo, dalle foto di Alexander Rodchenko. Mi piace movimentare le opere attraverso la partecipazione a mostre significative, in corso anche in questi giorni, in giro per il mondo.
Andrei Molodkin, Transformer No. M208 - foto Linda Kaiser
Andrei Molodkin con Transformer No. M208 – foto Linda Kaiser
Parliamo di Andrei Molodkin?
Per me è un artista unico. Esprime un “minimalismo politico” capace di trasmettere un forte messaggio. Andrei cresce e si sviluppa di continuo, è sempre “on the edge”, sul limite: è come un radar che, attraverso i temi dell’economia, del denaro, del petrolio e dell’energia, capta il movimento politico globale. Lui reinterpreta l’economia del mondo con una sinergia perfetta di forma e sostanza. Le sue opere sono anche esteticamente bellissime.
Che ne pensi di questa prima mostra personale di Molodkin in uno spazio pubblico in Italia?
Già al Museum Villa Stuck a Monaco, nella mostra Liquid Black del 2012, Molodkin aveva instaurato un “dialogo” fra arte antica e arte moderna; ma qui, nel Palazzo Ducale di Genova, scatta davvero un feeling nel subconscio. Si tratta di una vera e propria esperienza emozionale: quando si entra nel Salone del Maggior Consiglio, il mondo diventa “obsoleto”, ci si sente piccoli. Nella Cappella del Doge, poi, il simbolismo della croce, che l’artista fa interagire con l’ambiente, ha un effetto anche fisico ancora più forte.
Come trovi la scena londinese per l’arte contemporanea?
Bisognerebbe separare l’art market dall’arte in generale. Le opere prodotte oggi sono molto “concertate”. Negli ultimi anni, la gente mira a un’arte decorativa, alla moda, che non faccia pensare. A Londra chiunque apre gallerie o acquista arte, ma non necessariamente perché la capisce. L’art market supporta questo sistema attraverso la moda, i party glamour e i meccanismi sociali, che non hanno praticamente niente a che vedere con l’arte.
E le gallerie?
Le grandi gallerie multinazionali, come Gagosian e la White Cube, sono molto commerciali e mettono in mostra ciò che è facile da vendere, non i giovani su cui scommettere, per cui non si vedono artisti interessanti, ma sempre gli stessi. Le giovani gallerie londinesi sono superficiali oppure, dopo che hanno lanciato due o tre nuovi artisti – che non vendono –, hanno problemi economici a continuare l’attività. Nella capitale inglese l’arte rimane, comunque, un elemento di dibattito e di conversazione “sociale”.
Andrei Molodkin, Transformer No. M208, Cappella del Doge-2
Andrei Molodkin, Transformer No. M208, Cappella del Doge-2
Quali sono, secondo te, i Paesi oggi più interessanti nella “produzione” dell’arte?
La Spagna, ad esempio, con Santiago Sierra e il collettivo Democracia. Negli Stati Uniti accade sempre qualcosa di notevole. Poi ci sono il Sudafrica; gli artisti, in generale, che rispondono alle crisi e ai conflitti; il Medio Oriente; la Cina con Ai Weiwei.
Cosa ricerchi in particolare nell’arte?
Trovo importante la Street Art e mi piace molto la Black Music sudafricana, ma quello che amo di più è quando le arti si fondono, gli artisti si sentono liberi e non ci sono confini. Ammiro il mix di video, musica, film, street performance; l’esplorazione dei nuovi media digitali e delle tecnologie, che oggi permettono costi ragionevoli e possibilità illimitate.

Linda Kaiser

Genova // fino al 24 agosto 2014
Andrei Molodkin – Transformers No. M208
a cura di Linda Kaiser
PALAZZO DUCALE
Piazza Matteotti 9
010 9280010
palazzoducale@palazzoducale.genova.it
www.palazzoducale.genova.it