giovedì 12 giugno 2014

Gian Marco Chiocci: La nostra libertà non ha prezzo


Gian Marco Chiocci
L'editoriale Gian Marco Chiocci

La nostra libertà non ha prezzo

Fateci gli auguri, festeggiamo 70 anni. La Grande Famiglia de Il Tempo di ieri e di oggi si riunisce, simbolicamente, per ricordare il battesimo in edicola del primo quotidiano di Roma a uscire nel dopoguerra, stampato a poche ore dalla Liberazione per volontà di quel geniaccio di Renato Angiolillo. Settant'anni dopo lo spirito è rimasto quello di chi ci ha preceduto in quel lontano 6 giugno 1944 allorché, con le truppe alleate in transito nella Capitale, dalla redazione di via della Stelletta si diede alle stampe il «quotidiano indipendente» di Roma che ogni giorno - da 70 anni appunto - trovate in edicola. Se oggi siamo quello che siamo, liberi e autonomi, combattivi e rispettati perché scriviamo quello che la concorrenza non dice oppure nasconde, lo dobbiamo all’esempio dei tanti che ci hanno preceduto. Con la chiusura dei giornali per collusione con il fascismo, il Tempo diventò la casa naturale di tantissime firme illustri, da Moravia a Malaparte, da Prezzolini e Barzini jr, da Longanesi a molti altri. E lo rimase nei decenni successivi e negli anni a seguire fino a quando, tra scoop memorabili e vendite record (Il Tempo arrivò a diffondere 350mila copie) con la morte di Angiolillo nel ’73 alla direzione arrivò - e vi rimase per 15 anni - un cavallo di razza come Gianni Letta. Dopodiché il vostro/nostro giornale ha dovuto fare i conti con una crisi che parte da lontano e non fa sconti a nessuno (grandi colossi inclusi). Solo grazie a un editore come Bonifaci che da anni versa contributi importanti nelle casse de Il Tempo senza prendere un euro dallo Stato, questo foglio ha continuato a fare un’informazione scomoda ma autorevole, controcorrente e mai di parte, per garantire a voi tutti il diritto a essere informati. Lo ha fatto con sacrifici enormi perché anche il mondo della pubblicità è in difficoltà con tutto quel che ne consegue. Abbiamo mantenuto più a lungo possibile il prezzo del quotidiano a un euro ma lo sforzo, anche con un giornale che a detta di tutti è tornato qualificato e battagliero, è diventato improbo. Da quest’oggi Il Tempo aumenta di 20 centesimi. Vi chiediamo uno sforzo per starci vicino. È il prezzo della nostra libertà, proprio come quel 6 giugno 1944 quando in edicola la verità costava cinquanta centesimi di lira.
Di Gian Marco Chiocci Pubblicato il: 06/06/2014 08:23
Leggo il Tempo da quando avevo 12 anni (oggi ne ho 67). Lo leggevo a mio nonno cieco che andavo a trovare subito dopo pranzo e prima di fare i compiti di scuola. Ho conosciuto Angiolillo, Enrico Mattei, Gianni e Maddalena Letta (purtroppo sempre ai funerali) e tantissimi altri grandi giornalisti di questo giornale. In questa occasione, auguri di vero cuore e lunga vita a il Tempo.
Postato da Carmelo Basso il 08/06/2014 15:42
 
Abbiamo quasi la stessa età, io ne ho 68 e da sempre mi ricordo di aver visto il giornale in casa e di averlo letto con passione, anzi dato che da ragazzina abitavamo in due famiglie nella stessa casa i giornali comprati erano due! Bravi continuate così , ci serve una voce fuori dal coro! Bellissimi gli editoriali del Direttore ! Anche gli altri direttori hanno svolto bene il loro compito ! Continuate la vostra lotta per i Marò , è indegno che tutti i governi se ne siano dimenticati . Grazie
Postato da silav il 06/06/2014 15:12

Papa Francesco prega per la pace e i migranti

Il messaggio natalizio del Pontefice prima della benedizione Urbi et Orbi: "No a tragedie come Lampedusa. Troppi morti in Siria, serve la fine di ogni violenza"


Benedizione urbi et orbi Papa Bergoglio
«Dona pace alla Repubblica Centroafricana, spesso dimenticata dagli uomini. Ma tu, Signore, non dimentichi nessuno! E vuoi portare pace anche in quella terra, dilaniata da una spirale di violenza e di miseria, dove tante persone sono senza casa, acqua e cibo, senza il minimo per vivere. Favorisci la concordia nel Sud-Sudan, dove le tensioni attuali hanno già provocato diverse vittime e minacciano la pacifica convivenza di quel giovane Stato». Lo ha detto Papa Francesco nel messaggio di Natale e nella benedizione Urbi et orbi da piazza San Pietro gremita di persone da ogni parte del mondo. «Troppe ne ha spezzate» di vite «negli ultimi tempi il conflitto in Siria, fomentando odio e vendetta. Continuiamo a pregare il Signore perché risparmi all'amato popolo siriano nuove sofferenze e le parti in conflitto mettano fine ad ogni violenza e garantiscano l'accesso agli aiuti umanitari. - ha proseguito Papa Francesco - Abbiamo visto quanto è potente la preghiera! E sono contento che oggi si uniscano a questa nostra implorazione per la pace in Siria anche credenti di diverse confessioni religiose. Non perdiamo mai il coraggio della preghiera! Il coraggio di dire: Signore, dona la tua pace alla Siria e al mondo intero. Anche ai non credenti dico di desiderare la pace, tutti uniti». «La vera pace - ha spiegato il pontefice latonoamericano proseguendo nel suo appello e nella sua preghiera per la fine delle violenze nelle zone di guerra del mondo - non è un equilibrio tra forze contrarie. Non è una bella facciata, dietro alla quale ci sono contrasti e divisioni. La pace è un impegno di tutti i giorni, la pace artigianale, che si porta avanti a partire dal dono di Dio, dalla sua grazia che ci ha dato in Gesù Cristo. Guardando il Bambino nel presepe, pensiamo ai bambini che sono le vittime più fragili delle guerre, ma pensiamo anche agli anziani, alle donne maltrattate, ai malatià Le guerre spezzano e feriscono tante vite!». «Tu, Principe della pace - prosegue il Papa - converti ovunque il cuore dei violenti perché depongano le armi e si intraprenda la via del dialogo. Guarda alla Nigeria, lacerata da continui attacchi che non risparmiano gli innocenti e gli indifesi. Benedici la Terra che hai scelto per venire nel mondo e fà giungere a felice esito i negoziati di pace tra Israeliani e Palestinesi. Sana le piaghe dell'amato Iraq, colpito ancora da frequenti attentati». «Tu, Signore della vita - aggiunge il pontefice - proteggi quanti sono perseguitati a causa del tuo nome. Dona speranza e conforto ai profughi e ai rifugiati, specialmente nel Corno d'Africa e nell'est della Repubblica Democratica del Congo». Parole e preghiere del Pontefice anche per la tragedia dell'immigrazione. «Fà che i migranti - chiede il Pontefice - in cerca di una vita dignitosa trovino accoglienza e aiuto. Tragedie come quelle a cui abbiamo assistito quest'anno, con i numerosi morti a Lampedusa, non accadano mai più!». Da Bergoglio poi nel suo messaggio di Natale prima della bendizione "Urbi et orbi" un nuovo invito ad accogliere e a saper recepire la tenerezza di Dio nel cuore. «Cari fratelli e sorelle, in questo mondo, in questa umanità oggi è nato il Salvatore, che è Cristo Signore. Fermiamoci davanti al Bambino di Betlemme. Lasciamo che il nostro cuore si commuova, lasciamolo riscaldare dalla tenerezza di Dio; abbiamo bisogno delle sue carezze. Dio è grande nell'amore, a Lui la lode e la gloria nei secoli! Dio è pace: chiediamogli che ci aiuti a costruirla ogni giorno, nella nostra vita, nelle nostre famiglie, nelle nostre città e nazioni, nel mondo intero. Lasciamoci commuovere dalla bontà di Dio».

LA MESSA DEL 24 SERA
Per Papa Francesco ieri sera è stata la prima messa di Natale a San Pietro come Pontefice. La solenne celebrazione è iniziata attorno alle 21,30. «Questa profezia di Isaia non finisce mai di commuoverci, specialmente quando la ascoltiamo nella Liturgia della Notte di Natale. E non è solo un fatto emotivo, sentimentale; ci commuove perché dice la realtà profonda di ciò che siamo: siamo popolo in cammino, e intorno a noi - e anche dentro di noi - ci sono tenebre e luce», ha detto Bergoglio, presiedendo la messa solenne nella basilica vaticana. «E in questa notte - aggiunge il Pontefice - mentre lo spirito delle tenebre avvolge il mondo, si rinnova l'avvenimento che sempre ci stupisce e ci sorprende: il popolo in cammino vede una grande luce. Una luce che ci fa riflettere su questo mistero: mistero del camminare e del vedere». Il Santo Padre nella sua omelia ha poi detto: «Camminare. Questo verbo ci fa pensare al corso della storia, a quel lungo cammino che è la storia della salvezza, a cominciare da Abramo, nostro padre nella fede, che il Signore chiamò un giorno a partire, ad uscire dal suo paese per andare verso la terra che Lui gli avrebbe indicato. Da allora, la nostra identità di credenti è quella di gente pellegrina verso la terra promessa». «Questa storia - ha aggiunto il Pontefice - è sempre accompagnata dal Signore! Egli è sempre fedele al suo patto e alle sue promesse.Dio è luce, e in lui non c'è tenebra alcuna. Da parte del popolo, invece, si alternano momenti di luce e di tenebra, fedeltà e infedeltà, obbedienza e ribellione; momenti di popolo pellegrino che non vuol essere popolo errante». «Gesù - ha spiegato il Santo Padre - è l'Amore fattosi carne. Non è soltanto un maestro di sapienza, non è un ideale a cui tendiamo e dal quale sappiamo di essere inesorabilmente lontani, è il senso della vita e della storia che ha posto la sua tenda in mezzo a noi». Sempre nell'omelia del Papa un riferimento agli ultimi. «I pastori - ha proseguito Papa Francesco - sono stati i primi a vedere questa "tenda", a ricevere l'annuncio della nascita di Gesù. Sono stati i primi perché erano tra gli ultimi, gli emarginati». «E sono stati i primi - ha aggiunto Bergoglio - perché vegliavano nella notte, facendo la guardia al loro gregge. Loro facevano la vegliaCon loro ci fermiamo davanti al Bambino, ci fermiamo in silenzio. Con loro ringraziamo il Signore di averci donato Gesù, e con loro lasciamo salire dal profondo del cuore la lode della sua fedeltà: Ti benediciamo, Signore Dio Altissimo, che ti sei abbassato per noi. Tu sei immenso, e ti sei fatto piccolo ;sei ricco, e ti sei fatto povero; sei l'onnipotente, e ti sei fatto debole». «La grazia che è apparsa nel mondo è Gesù, nato dalla Vergine Maria, vero uomo e vero Dio. Egli è venuto nella nostra storia, ha condiviso il nostro cammino. È venuto per liberarci dalle tenebre e donarci la luce. In Lui è apparsa la grazia, la misericordia, la tenerezza del Padre», ha spiegato il Papa. Il pontefice ha citato l'apostolo Giovanni: «In questa notte, come un fascio di luce chiarissima, risuona l'annuncio dell'Apostolo, ha detto Papa Bergoglio, citandone le parole 'È apparsa la grazia di Dio, che porta salvezza a tutti gli uominì». Bergoglio ha concluso la sua omelia con queste parole:«In questa Notte - ha detto il Santo Padre - condividiamo la gioia del Vangelo: Dio ci ama, ci ama tanto che ha donato il suo Figlio come nostro fratello, come luce nelle nostre tenebre. Il Signore ci ripete: "Non temete" . E anch'io vi ripeto: Non temete! Il nostro Padre è paziente, ci ama, ci dona Gesù per guidarci nel cammino verso la terra promessa. Egli è la luce che rischiara le tenebre. Il Nostro Padre perdona sempre. Egli è la nostra pace. Amen». Papa Francesco si è fermato con alcuni bambini e dà loro carezze dopo la celebrazione della messa di Natale a San pietro. Bergoglio, dopo la sua omelia e la liturgia, ha dato la sua benedizione, presiedendo stasera la celebrazione solenne di Natale, nella Basilica Vaticana. I bambini si sono recati con dei fiori verso il Presepe, in fondo alla Basilica, accompagnando il Pontefice che portava in braccio la statua che raffigura Gesù bambino. Il bambinello è stato così condotto in processione nel presepe allestito nella cappella del Battistero. Il canto della Kalenda è l'annuncio del Natale che si presenta come una splendida ricapitolazione del compimento dell'attesa universale dell'avvento del Signore. Al termine della Kalenda, è iniziata la processione d'ingresso. Al canto del Gloria, dopo l'intonazione, sono state suonate le campane della basilica con l'accompagnamento dell'organo. In quel momento il Santo Padre è sceso ai cancelli della Confessione per deporre l'immagine del Santo Bambino nella mangiatoia, collocata sul consueto tronetto. Oggi, alle 12, il Papa sarà affiancato dal cardinale Jean Louis Tauran, presidente del pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso, e dal cardinale Giuseppe Bertello, presidente del Governatorato dello Stato Vaticano, per rivolgere dalla Loggia centrale di San Pietro il consueto messaggio natalizio ai fedeli presenti in piazza San Pietro, impartendo al termine la benedizione apostolica Urbi et Orbi.
Redazione online

E Papa Francesco augura un buon Mondiale via Twitter

In attesa della cerimonia di apertura del torneo, il Pontefice interviene con un post di auguri


papa
Papa Francesco partecipa a distanza all'evento calcistico più atteso. I mondiali di calcio si aprono oggi e il Pontefice interviene via Twitter. "Auguro a tutti uno splendido Mondiale di calcio, giocato con spirito di vera fraternità". Esprime un in bocca al lupo alle nazionali di calcio e ai tifosi arrivati alla spicciolata in Sud America. Occhi puntati, dunque, sul primo match del torneo: Brasile-Croazia. "Possa questa Coppa del Mondo svolgersi con tutta la serenità e la tranquillità, sempre nel reciproco rispetto, nella solidarietà e nella fraternità tra uomini e donne che si riconoscono membri di un'unica famiglia". È questo l'augurio espresso dal Pontefice in occasione del Mondiale di calcio al via oggi in Brasile, con l'auspicio che oltre ad una festa di sport, questa Coppa del mondo di calcio possa trasformarsi in una festa di solidarietà tra i popoli, ha aggiunto Bergoglio nel corso di un videomessaggio trasmesso dalla tv brasiliana Rete Globo e riportato da Radio Vaticana.



"Lo sport infatti è uno strumento per comunicare i valori che promuovono il bene della persona umana e aiutano a costruire una società più pacifica e fraterna - prosegue il Papa - Pensiamo alla lealtà, alla perseveranza, all'amicizia, alla condivisione ed alla solidarietà". Papa Francesco ha poi sottolineato l'importanza dell'allenamento nella pratica sportiva. "Nella vita è necessario lottare, allenarsi, impegnarsi per ottenere risultati importanti. Lo spirito sportivo ci rimanda in tal modo, un'immagine dei sacrifici necessari per crescere nelle virtù che costruiscono il carattere di una persona. Se per migliorare una persona è necessario un allenamento intenso e continuo, ancora più impegno dovrà essere investito per arrivare all'incontro e alla pace tra individui e tra i popoli migliorati". Fondamentale anche il fair play perché il calcio può e deve essere una scuola per la formazione di una cultura dell'incontro, che porti armonia e pace tra i popoli. Per vincere - afferma il Papa - bisogna superare l'individualismo, l'egoismo, tutte le forme di razzismo, di intolleranza e di strumentalizzazione della persona umana. Quindi, essere individualisti nel calcio rappresenta un ostacolo al successo della squadra; ma se siamo individualisti nella vita, ignorando le persone che ci circondano, ne riceve un pregiudizio l'intera società". Infine Papa Francesco ha sottolineato che "il segreto della vittoria sul campo, ma anche nella vita, risiede nel saper rispettare il mio compagno di squadra, come pure il mio avversario. Nessuno vince da solo, né in campo, né nella vita! Che nessuno si isoli e si senta escluso - ha ribadito Bergoglio - E, se è vero che al termine di questi Mondiali, solamente una squadra nazionale potrà alzare la coppa come vincitore, imparando le lezioni che lo sport ci insegna, tutti saremo vincitori, rafforzando i legami che ci uniscono".
Redazione online

Dopo 50mila errori i pm rischiano di pagare

Alla Camera passa l’emendamento sulla responsabilità civile dei magistrati. Le vittime della malagiustizia esultano. E Napolitano avverte: «Basta privilegi»
L'INTERVISTA Dambruoso: «Il problema c’è ma non si risolve col voto segreto»


Gigi Sabani
La Camera dice sì alla responsabilità civile delle toghe. Un emendamento della Lega alla legge comunitaria sulle bibite gassate che introduce la norma, votata al referendum dell’87 da quasi 21 milioni di italiani e parzialmente vanificata dalla legge Vassalli l’anno seguente, è passato con 187 consensi e 180 «no», grazie all’astensione massiccia dei grillini e di alcuni deputati di Sel. Il voto era segreto. Ora toccherà al Senato decidere, ma con scrutinio palese.
La votazione ha causato polemiche e preoccupazioni. Il Governo è stato battuto anche grazie a qualche «infedele» del Pd. Ma il premier, da Pechino, minimizza, parla di una «tempesta in un bicchier d’acqua» e si dice certo che la normativa sarà modificata a Palazzo Madama. Il vicepresidente del Csm Michele Vietti e l’Anm, invece, sono sul piede di guerra: «È in gioco l’indipendenza di giudizio del magistrato, esporlo a un’azione diretta di responsabilità metterebbe a repentaglio il suo libero convincimento e produrrebbe un numero indefinito di processi sui processi», avverte il primo. Per l’associazione di categoria l’emendamento è incostituzionale e «indebolisce l’azione giudiziaria proprio mentre la magistratura è chiamata a un forte impegno contro la corruzione». Soddisfatti, invece, i parlamentari di Forza Italia: «Si introduce una norma sacrosanta che la Ue sollecita da mesi e che abbatte un privilegio incomprensibile», osserva Stefania Prestigiacomo. E il presidente della Repubblica sottolinea che «la tutela dell’indipendenza assicurata al giudice dagli ordinamenti non rappresenta un mero privilegio». Serve, ha aggiunto Napolitano, «il giusto bilanciamento attraverso il rispetto da parte dei magistrati dei principi deontologici».
Si stima che nella storia della Repubblica circa quattro milioni di persone sono state coinvolte in inchieste e poi risultate innocenti. Ma solo dal 1989, con l’entrata in vigore del nuovo codice di procedura penale, esistono statistiche precise e attendibili. E fanno venire i brividi. In 23 anni, fino al 2012, quasi 25 mila italiani e stranieri sono stati incarcerati ingiustamente. Lo Stato ha speso per risarcirli 550 milioni di euro. Se a questi sommiamo altri 30 milioni rimborsati per errori giudiziari, arriviamo a quasi 600 milioni. Ma alle 25 mila vittime ne dobbiamo aggiungere altrettante. Per Eurispes e Unione delle camere penali, infatti, ogni anno vengono inoltrate 2500 domande di rimborso per ingiusta detenzione e solo 800 vengono accolte. Molte vite sono state distrutte da questi sbagli. Vite di persone famose, da Enzo Tortora a Serena Grandi, da Gigi Sabani a Lelio Luttazzi. O di semplici cittadini. E gli errori sono rimasti puntualmente impuniti. Dall’introduzione della Vassalli (1988) al 2012 le cause contro le toghe sono state 406. Appena 4 concluse con una condanna. Meno di una su cento.
La «fotografia» recente del nostro sistema giudiziario scattata da Confindustria, Confartigianato, Bankitalia, Banca mondiale e Dipartimento dell’organizzazione giudiziaria-Direzione generale di statistica è impressionante. Il 42% dei detenuti è in custodia cautelare, quindi virtualmente innocente. I processi per ingiusta detenzione ed errori giudiziari sono più di 2000 ogni anno. Solo nel 2011, tanto per citare un caso, lo Stato ha dovuto sborsare 46 milioni. E ancora: la media di attesa per una causa civile è di 4 anni; per una penale, di 7. I processi civili hanno raggiunto il numero di sei milioni e sono costati agli italiani 96 milioni in termini di «mancata ricchezza». Il «braccio lento della legge» costa ad ogni azienda 371 euro, e i ritardi della giustizia 23 miliardi all’anno. Non basta? Per quanto riguarda i processi civili, che hanno una durata media di oltre due anni, lo Stato italiano spende 70 euro ad abitante. Quello francese 56. E in Francia la durata del procedimento è della metà del tempo. C’è poco da aggiungere.
Mau. Gal

A A A Cittadinanza vendesi a € 300

Passaporto a 116 Euro, Cittadinanza a 300 Euro! Il Sen. Tonini (e il Governo) contro emigrati e immigrati

Ilsole24ore


Un sublime emendamento del Senatore Tonini (PD), approvato in Commissione Bilancio e Finanze del Senato in contemporanea con la chiusura dei lavori del CGIE (tempistica eccezionale), fa lievitare il costo del rilascio del passaporto a 116 Euro. Non si pagherà più, invece, la tassa annuale sul passaporto (che in realtà quasi nessuno pagava anche perchè contravveniva alle normative comunitarie). Mentre solo per richiedere la cittadinanza (cosa che riguarda ovviamente emigrati discendenti di italiani ed immigrati o coniugi di italiani) serviranno da ora in poi ben 300 Euro (oltre ovviamente al costo della documentazione da presentare che tra l'altro, nei paesi di emigrazione, già costituisce un grosso mercato di approvvigionamento per mediatori di varia natura che ricostruiscono la genealogia dei nuovi aspiranti cittadini). Per questi ultimi, il costo dell'acquisizione della cittadinanza salirà alle stelle: 416 Euro di tasse pubbliche, più i servizi priovati connessi. Il giochetto secondo Tonini servirebbe a finanziare posti di lavoro nei consolati per processare le centinaia di migliaia di richieste di cittadinanza in giacenza, ma in realtà non vi è alcun rapporto diretto tra tassazione (che arriva al Ministero del Tesoro) e storno di questi soldi al Ministero degli Esteri. L'emendamento serve invece a sconsigliare l'acquisto di cittadinanza ad emigrati ed immigrati: un costo di questa entità è difficile da sopportare per persone i cui stipendi sono generalmente al di sotto di quelli italiani ed è arduo da sopportare anche per gli italiani (circa 1/3 dello stipendio medio) di un lavoratore dipendente. E' una sorta di sbarramento alla cittadinanza: l'Italia non vuole nuovi cittadini! Ed è un esempio di come intenda muoversi da ora in poi il governo Renzi, dopo l'elargizione elettorale degli 80 Euro. Da ricordare, in più, sempre per apprezzare la lungimiranza del senatore che si era già misurato senza troppo successo sulle questioni degli italiani all'estero, che questo settore ha subito i più consistenti tagli lineari in percentuale, rispetto ad ogni altro capitolo di spesa pubblica: oltre il 75% in meno di 5 anni. D'altra parte, gli italiani all'estero sono lontani e gli immigrati (altro settore tartassato) non votano. Cosa faranno ora i parlamentari eletti all'estero ?
Sale la tassa per il rilascio del passaporto

Intanto la tassa per il rilascio del passaporto sale da 40,29 euro a 73,50 euro. Lo prevede un emendamento al decreto Irpef firmato da Giorgio Tonini (Pd) che è stato approvato dalle commissioni Bilancio e Finanze del Senato. Contestualmente viene abolita la tassa annuale (che era anch'essa di 40,29 euro e doveva essere pagata per viaggi extra-Ue).
Al contributo per il rilascio del passaporto dovrà aggiungersi il costo del libretto che sarà stabilito ogni due anni dal ministero dell'Economia. Il ministero aggiornerà infine ogni due anni il contributo stesso.
Tonini (Pd): su passaporti non c'è nuovo balzello

Su questo aumento arriva la precisazione di Giorgio Tonini, vicepresidente dei senatori Pd e capogruppo in commissione Esteri a Palazzo Madama. «L'emendamento al dl Irpef, che ho presentato in commissione Bilancio del Senato e che è stato accolto dal governo, non prevede nessun nuovo balzello sul passaporto, come è stato erroneamente scritto da alcuni organi di stampa, ma èuna semplificazione burocratica della tassa in vigore, a vantaggio sia dei cittadini che degli uffici, in particolare dei consolati, nello spirito della migliore spending review».
«Attualmente - spiega - il passaporto è soggetto, al momento dell'emissione, al rimborso del costo del libretto (42,50 euro) e a una tassa (40,29 euro). Per l'uso al di fuori dell'Unione Europea, la tassa di 40,29 euro è dovuta ogni anno. In analogia a quanto fanno i nostri maggiori partner internazionali, ho proposto di riformare il meccanismo di tassazione del passaporto, unificando tutti i tributi attualmente previsti in un'unica tassa pagata al momento dell'emissione (73,50 euro più il costo del libretto, lasciato invariato a 42,50 euro) - aggiunge - rispetto all'attuale costo di emissione, l'importo è aumentato per compensare il minore introito derivante dalle tasse annuali che non saranno più dovute».
Arriva tassa da 300 euro per poter chiedere la cittadinanza italiana

Nel testo dell'emendamento (a firma Tonini) si legge che i «diritti da riscuotere per il trattamento della domanda di riconoscimento della cittadinanza italiana di persona maggiorenne» viene fissata in «300 euro».
«In America latina, in particolare in Argentina - ha spiegato il senatore - ci sono liste d'attesa molto lunghe di persone che hanno chiesto la cittadinanza poiché discendenti di italiani. Sinora la pratica era gratis e passa a 300 euro. L'intenzione è quella di utilizzare parte delle risorse per aumentare il personale a contratto in loco per smaltire le pratiche arretrate».




mercoledì 4 giugno 2014

L'Uomo che vendeva troppi libri

L'Espresso
Mercato depresso? Aria di crisi? Sì. Ma c'è un editore che cresce. E piazza dei bestseller. Come? Puntando su nuovi lettori.
Se esce un romanzo su Dante vengono attivati i siti e i blog dei dantisti.


Il suo più grande cruccio? Non aver partecipato alla maratona di New York. "Mi sono fatto male a un ginocchio e ho dovuto rinunciare. Però continuo ad allenarmi: quattro volte la settimana da cinque anni". Corre Raffaello Avanzini, editore Newton Compton. "Per settimane siamo stati primi e secondi in classifica dei libri più venduti in Italia. Una bella soddisfazione. Soprattutto se tra i primi 20 non c'è stato, sempre per settimane, un libro Mondadori". Roma, ottobre 2011. Cronache editoriali marziane. Un medio editore indipendente, snobbato dalla critica, sbaraglia la concorrenza con romanzi di esordienti italiani e stranieri sconosciuti. E nonostante non possieda punti vendita, centra il bersaglio due, tre volte, fa registrare nel 2011 un più 23 per cento di crescita quando al massimo del mercato italiano arriva al 2 per per cento all'anno.

Facile vendere se sei per esempio Einaudi e hai nel catalogo, da anni, autori come Pamuk, Yehoshua, Roth, perfetti per il lettore forte. Più difficile, anzi a detta di tutti praticamente impossibile soprattutto di questi tempi di crisi dell'editoria, allargare lo zoccolo duro di lettori. O meglio: facile arrivare a quelli che leggono già, ma per arrivare a quelli che non leggono come si fa? "Noi lo stiamo facendo con prezzi bassi, quasi sempre sotto i 10 euro, e qualità alta. I nostri principali acquirenti? I giovani che vogliono spendere il giusto e usando Internet fanno confronti". Raffaello Avanzini è figlio d'arte, suo padre Vittorio Avanzini fondò nel 1969 una casa editrice che fece diventare accessibili a tutti testi come "Al di là del bene e del male" di Nietzsche e "Sessualità e vita amorosa" di Freud.

Oggi, la stessa casa editrice ha come "mission" dare la possibilità di leggere a tutti, non solo ad alcuni. "È un modello che all'estero esiste da anni. Ed è nel nostro Dna realizzarlo. Vogliamo conquistare con la narrativa e la saggistica lettori che nessuno in Italia è riuscito a raggiungere, perfezionando quella rivoluzione iniziata da mio padre", dice. Strana storia quella della Newton Compton e degli Avanzini. Prévert, Neruda, la collana dei marxisti. Vittorio, pioniere del paperback italiano, fu uno dei primi a tradurre il "Capitale", ma anche Garcia Márquez con libri come "Occhi di cane azzurro". Adesso la seconda rivoluzione tocca a Raffaello, laureato in economia e commercio, entrato in casa editrice nel '92 quando vennero lanciate le 100 pagine a mille lire. "Abbiamo sempre avuto una base di catalogo forte, un marchio riconoscibile ma dovevamo svilupparci su settori diversi, ampliare la produzione sul contemporaneo".

Una riscossa partita sei anni fa con l'abbandono della distribuzione locale per affidarsi a Messaggerie e al canale di promozione De Agostini, allargando la squadra con scout a Londra e New York e inserendo alcune figure chiave: dall'ufficio stampa Fiammetta Biancatelli - ex Nottetempo - alla responsabile editoriale - Sandra Penna, ex Fazi - fino alla grafica Carol Bullo, presa da Saatchi & Saatchi. "È stato un duro lavoro ma ce l'abbiamo fatta: negli ultimi due anni siamo arrivati a 18 milioni di copie vendute, con un fatturato di 32 milioni di euro nel 2010". Una maratona che ha visto come risultato il boom in classifica. "Un regalo da Tiffany", della sconosciuta Melissa Hill, uscito il 6 giugno ha fatto 16 edizioni, 275 mila copie, ed è stato per mesi il libro più venduto. "Erano tutti convinti che ormai il rosa fosse out. Invece noi, che non seguiamo le mode, lo abbiamo preso, gli abbiamo dato una veste grafica nuova pensando che poteva essere una lettura gradevole per l'estate. E così è partito, anche grazie al porta a porta fatto con i librai. E continua a vendere".

Ma come fa un editore indipendente senza esperienza in narrativa contemporanea a imporsi in un campo dove i grandi editori l'hanno sempre fatta da padroni? E soprattutto perché un bestseller del genere sfugge ai grandi editori? "Grandi editori? Io non ne vedo. Se si parla di medi-grandi gruppi gli editori rimasti sono tre: Sellerio, Feltrinelli e Newton Compton. Mondadori, Rizzoli hanno bravi direttori editoriali, ma non c'è una mente che vigila su tutto il progetto produttivo, in particolare non si punta sugli italiani".

Ed eccoci al capitolo "Italia". Francesco Fioretti, professore esperto di Dante e autore di antologie scolastiche, esordiente in narrativa con "Il libro segreto di Dante", pubblicato il 12 maggio, è arrivato a 160 mila copie, ed è stato nella top ten per sei settimane. Marcello Simoni, classe 1975 da Comacchio, archeologo e bibliotecario, autore di articoli di etruscologia con il thriller a sfondo medievale, "Il mercante dei libri maledetti", è finito tra i primi cinque. Un miracolo visto che è stato messo ai blocchi di partenza a inizio stagione, l'8 settembre, quando la concorrenza è spietata e gli editori tirano fuori i bolidi dalle scuderie. Fuochi di paglia? No. L'investimento sugli italiani alcuni frutti li ha già dati da anni. Un po' pescando nel pozzo delle scuole di scrittura: Francesca Bertuzzi, autrice de "Il carnefice" venduto anche all'estero è uscita dalla Holden; un po' continuando a scommettere su autori "macchine da guerra". Vedi Andrea Frediani, esperto di battaglie storiche, che supera con ogni libro le 50 mila copie. Dopo l'esordio con "Trecento guerrieri" (oltre 100 mila copie), è al settimo romanzo - "Marathon" - e al terzo capitolo di una trilogia su Cesare con "Dictator", finalista premio Bancarella 2011. Altro fenomeno: Federica Bosco, reginetta del rosa che con i suoi romanzi (nove dal 2005) ha venduto oltre 500 mila copie. "Noi, ma anche Sellerio, abbiamo dimostrato che si possono trovare autori italiani e mandarli in classifica. Certo, in Mondadori sono stati bravi a tirare fuori Paolo Giordano, a vincere lo Strega. Ma c'è una differenza. Loro fanno mille libri e alla fine uno lo azzeccano. Noi invece ne facciamo dieci e tiriamo fuori cinque autori dato che li seguiamo dall'inizio alla fine".

Cresciuto dal padre a Salgari e Tolkien, "prima lettura "Il signore degli anelli"", Avanzini non teme neanche l'e-book. "La carta non sparirà. La gente vorrà sempre avere un classico come la "Recherche" da sfogliare. Ma l'e-book ormai c'è. E noi siamo il secondo editore italiano dopo Mondadori. Nel 2011 ne abbiamo venduti 60 mila". Ecco quindi gli investimenti in piattaforme, conversione di testi e applicazioni scaricabili su app store. E strategie virali sul Web per promuovere i libri di carta. Se esce il libro su Dante vengono attivati i siti e blog dei dantisti. Col romanzo di Federica Bosco, "Il mio angelo segreto" che ha come protagonista una danzatrice, si lavora sui blog dedicati al ballo. "Il rapporto con la Rete è importante. Anche se il lavoro fondamentale resta quello sul libraio".

E poi torna sulla questione della qualità: "Sfido chiunque a un confronto sulle nostre traduzioni: il nostro catalogo di classici è il più completo e con la più alta qualità sul mercato". E annuncia a gennaio 2012 una 
nuova traduzione dell'"Ulisse" di Joyce. Vincenti evasioni di A. C. P.

Dietro al successo della "formula Avanzini" c'è una buona notizia: finalmente, anche in Italia i "romanzi commerciali" hanno conquistato le classifiche. Nel farlo, però, hanno scalzato i "grandi scrittori": e questa per qualcuno è una brutta notizia. C'è chi arriccia il naso nel vedere le classifiche monopolizzate da giallo, nero e rosa. Fino a qualche anno fa non era così: capitava di trovare, tra i libri più venduti, "Le braci" di Sandor Marai. Bei tempi? Di sicuro tempi diversi: quando in Italia si leggeva meno e si vendeva meno, e i favoriti dai "lettori forti" contavano di più. Quando i libri non si compravano al supermercato, o le classifiche non tenevano conto della grande distribuzione. Quando i ragazzi leggevano così poco che ogni estate i compiti delle vacanze - "Se questo è un uomo", "Uno nessuno e centomila" - finivano tra i bestseller. Poi "Harry Potter" ha fatto fuori "Il fu Mattia Pascal". "Il codice da Vinci" è finito nel carrello insieme al detersivo. E oggi, mentre le librerie francesi sono vuote e gli editori tedeschi piangono miseria, gli italiani investono in letture d'evasione. Ed editori e librai possono investire anche in John Berger, Amos Oz e Nikos Kazantzakis. ( Nella foto: Vittorio Avanzini)

Noi, ltalia- La Fotogallery della mostra al Quirinale

Noi, l'Italia

La Sala delle Bandiere al palazzo del Quirinale a Roma con le 150 opere sull'unità d'Italia realizzate da persone con disabilità dei Laboratori d'arte della Comunità di Sant'Egidio. L'allestimento della sala è stato curato dall'architetto Federico Lardera.